Calo delle condivisioni su Facebook: un segnale di cambiamento da leggere in prospettiva.

Calo delle condivisioni su Facebook: un segnale di cambiamento da leggere in prospettiva.

Calo delle condivisioni su Facebook: un segnale di cambiamento da leggere in prospettiva.

Calo delle condivisioni su Facebook: un segnale di cambiamento da leggere in prospettiva.

1,6 milioni di utenti attivi, 5,38 miliardi di dollari guadagnati da gennaio a fine marzo, diminuzione dei post del 21% (-5% netto di condivisione di contenuti “nuovi”). A guardare questi numeri, l’impressione è che i conti non tornino, no? Pensaci su un’attimo, se ad oggi Facebook fa registrare il 52% in più rispetto di guadagni rispetto all’anno scorso, com’è possibile che le condivisioni calino in modo così drastico senza alcuna ripercussione?

Allora, innanzitutto c’è da tener conto del fatto che Facebook, negli ultimi anni, ha cambiato in continuazione la struttura della sua newsfeed, privilegiando sempre più i contenuti prodotti dalle pagine, che rappresentano il grosso dei guadagni del colosso di Menlo Park, a scapito di quelli condivisi dagli utenti. Questo, tenendo conto anche dell’evoluzione “pubblica” delle reti degli utenti – che ormai stringono amicizia anche con sconosciuti o persone conosciute in modo molto superficiale – ha portato ad un cambiamento nelle abitudini di condivisione degli utenti.

Come fa notare il Post “Secondo alcuni osservatori, però, la riduzione dei post personali è legata a qualcosa di più profondo delle funzioni e degli algoritmi di Facebook: con il passare del tempo e l’aumento del numero di iscritti, il concetto di “amici” sul social network si è fatto più labile, a tal punto che si aggiungono al proprio profilo persone che si conoscono a malapena o perfetti sconosciuti. I motivi per cui si accetta l’amicizia di chiunque variano da persona a persona, ma a lungo andare hanno conseguenze simili: ci si sente meno a proprio agio a condividere qualcosa di molto personale sul proprio profilo.”

E ancora, sempre nello stesso articolo, citando Jeff Bercovici su Inc.“Più Facebook assomiglia a un grande palco, meno diventa invitante per le persone che non si sentono a loro agio nel mettersi pubblicamente in mostra, che poi significa la maggior parte di noi. Avrete probabilmente notato che gli “amici” mostrati nella vostra sezione Notizie non sono quasi mai persone per cui avete grande interesse, ma semplicemente quelle che hanno molte cose da dire. Secondo dati riservati ottenuti da The Information, più del 60 per cento degli utenti non condivide contenuti personali in una data settimana, mentre i restanti pubblicano in media cinque post.”

Più che arginare tali cambiamenti, forse un po’ troppo drammatizzati da parte di Bercovici, Facebook sembra anzi accettarli e supportarli: con l’acquisto di WhatsApp, che ad oggi conta 1 miliardo di utenti, e la crescita di Messenger – altri 800 milioni, Facebook ha incanalato le attività “social classiche” in un ambiente più intimo (ovvero le app di instant messaging), spostando il grosso della condivisione di contenuti su Instagram, che ad oggi conta più di 400 milioni di utenti attivi e si sta imponendo come il social media più utilizzato per la pubblicazione di contenuti visuali, ma anche microblogging e molto altro.

A ciò, si devono affiancare le manovre strategiche più recenti : Facebook Live accessibile a tutti, shopping direttamente via Messenger, l’acquisto e l‘implementazione di Oculus VR, gli accordi raggiunti con giornali e siti d’informazione, che hanno rinunciato al loro rapporto diretto con gli utenti pur di raggiungere nuovi lettori, senza contare gli accordi presi con molti governi e grosse aziende di telecomunicazione di paesi in via di sviluppo per offrire un’accesso al web “filtrato” attraverso una versione di Facebook più leggera e “recintata”.

Insomma, è facile tracciare i contorni di una politica di diversificazione dei servizi su più piattaforme, il cui obbiettivo appare ormai chiaro: proporsi come il nuovo passaggio obbligato verso i contenuti web a livello globale. Detto e considerato ciò, bisognerà capire cosa comporterà questa manovra sul lungo termine non solo a livello di business, ma anche a livello sociale e culturale, per poterne sfruttare a pieno le opportunità.

 

 

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Alessandro Bergamin
Alessandro Bergamin
Project Manager e Ceo di VoglioClienti, un' azienda innovativa che si occupa di strategie web per aumentare i clienti e le vendite. Appassionato di e-commerce e marketing, negli ultimi anni ha creato e gestito numerosi negozi online oltre che business paralleli.