C’era una volta l’Era dell’Informazione. Una guida per capire e sfruttare le opportunità dell’experience marketing.

C’era una volta l’Era dell’Informazione. Una guida per capire e sfruttare le opportunità dell’experience marketing.

C'era una volta l'era dell'informazione. Una guida per capire e sfruttare le opportunità dell'experience marketing.

C'era una volta l'era dell'informazione. Una guida per capire e sfruttare le opportunità dell'experience marketing.

Forse non ve ne siete ancora accorti, ma l’Era dell’Informazione, quella del World Wide Web comunemente inteso, volge al tramonto (e molto velocemente, per giunta).

Ve li ricordate gli stati su Facebook, si? Bene, partiamo da qui.

L’esperienza è il nuovo medium.

La settimana scorsa parlavo della strategia del colosso di Menlo Park, che punta a proporsi come il nuovo passaggio obbligato verso i contenuti web a livello globale. E questo è un fatto. Ora, una dei dati più interessanti e significativi, se ricordate bene, era quello relativo alla condivisione dei contenuti: un calo del 21% su un 1,6 miliardi di utenti – e questo è un altro fatto.

A ben guardare, questi si configurano come sintomi di un cambiamento più grande nel nostro modo di percepire il web, e quindi l’esperienza che ne facciamo. Ed è proprio l’esperienza, l’agente che sta ridefinendo il nostro modo di vivere il digitale in modo così rapido e naturale da farne già qualcosa di accettato e tradizionale; questo perché fondamentalmente, c’è una differenza abissale fra piattaforme come Facebook e Snapchat, che però a molti sfugge, e così si finisce per raggrupparli distrattamente come social media tout court. Sbagliando.

Tu non sei il tuo profilo (non più, sig).

Come fa notare  su TechCrunch, in questo nuova “Era dell’esperienza” non c’è una separazione fra sé digitale e reale.

Per dimostrarlo, basti considerare – riprendendo quando detto sopra, Facebook e Snapchat.

Il primo è nativo dell’era dell’accumulo di informazioni, quella del desktop, in cui l’identità digitale era definita dalle informazioni caricate e salvare sul profilo attraverso testi, foto, video, pagine web condivise e via discorrendo.

Il secondo, invece, è figlio dell’era degli smartphone, della connettività totale, del broadcasting ovunque e comunque grazie a live video e chat pubbliche che sfumano il sé virtuale – sminuendo l’importanza e la centralità del profilo, focalizzando l’attenzione sul momento presente, su quello che dici e fai.

Insomma, nell’era dell’esperienza, quello che spendi sul web è il tuo sé nella sua totalità, senza filtri.

Questo, ovviamente, può creare non pochi problemi a chi si è abituato a fare marketing “tradizionale”, ovvero quello via web che sfrutta newsletter, pagine social, post sponsorizzati, articoli, lead magnet e simili. Certo, questi restano strumenti complementari indispensabili per rinforzare e completare una strategia di comunicazione multicanale ed sempre “sul pezzo” – passatemi il termine; ma per diversificare come Dio comanda e ottenere un vantaggio sulla concorrenza decisivo, bisogna fare un passo in più.

La narrativa del web diventa interattiva: non limitarti a parlare, mostra.

Il segreto, sta nel saper creare un’esperenzialità che entri a far parte del vissuto quotidiano dello spettatore/cliente potenziale. Per sfruttare questo cambiamento nei paradigmi che definiscono il nostro vivere digitale e cavalcarne l’onda, in sostanza, un’azienda deve imparare a mostrare sé stessa in primis, farsi conoscere in modo originale, empatico, coinvolgente e quindi (solo dopo) parlare di sé nel senso più tradizionale del termine.

Se l’interazione su Facebook una volta partiva da uno stato ben scritto, ora su Snapchat inizia, ad esempio con un video live ben fatto – ma di questo, parliamo la settimana prossima.

 

 

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Alessandro Bergamin
Alessandro Bergamin
Project Manager e Ceo di VoglioClienti, un' azienda innovativa che si occupa di strategie web per aumentare i clienti e le vendite. Appassionato di e-commerce e marketing, negli ultimi anni ha creato e gestito numerosi negozi online oltre che business paralleli.