Che cos’è un Business Plan e a cosa serve : Una spiegazione pratica in 3 semplici punti.

Che cos’è un Business Plan e a cosa serve : Una spiegazione pratica in 3 semplici punti.

Che cos'è un Business Plan e a cosa serve : Una spiegazione pratica in 3 semplici punti.

Che cos'è un Business Plan e a cosa serve : Una spiegazione pratica in 3 semplici punti.

Ogg, con questo articolo voglio fare una domanda agli imprenditori come me : quante volte avete sentito parlare di business plan?  Un milione di volte, perlomeno?

E durante quelle mille mila, nebbiose discussioni post-aperitivo che sono tutto un minestrone di pseudo consigli pratici per organizzare la vostra attività, c’avete mai cavato fuori qualcosa di utile?

Mi rispondo da solo: no.

O almeno, l’80% delle volte – e queste sono statistiche che vengono dalle mie consulenze : parlo di quello che vedo e sento, di cui faccio esperienza ogni giorno nel mio lavoro, confrontandomi con persone in difficoltà – non di quello che mi dicono gli altri.

Sempre più spesso o che fare con imprenditori dalle ottime idee e potenzialità che hanno perso il controllo della loro azienda, ne sono diventati schiavi, sia economicamente parlando che esistenzialmente: lavorano dodici ore al giorno, sette giorni su sette, ma non è mai abbastanza.

E il motivo è semplice – almeno a parole: sono maledettamente disorganizzati.

Ora, per venirne a capo senza troppi giri di parole, un business plan rappresenta il basamento e lo scheletro di un’impresa, grande o piccola che sia, e oggi vi spiegherò rapidamente com’è fatto e – di conseguenza, a cosa serve.

1) Sezione 1 : L’idea del business (Business Concept).

E’ la prima parte, fondamentale per definire

a) la struttura organizzativa che si vuole dare all’attività (a meno che non siate lupi solitari; in questo caso la situazione si semplifica parecchio);

b) il settore in cui si andrà ad operare (valutandone la profittabilità);

c) il capitale da investire, il prodotto/servizio che si andrà a commercializzare e il come lo si farà, definendo quali caratteristiche lo renderanno vincente e – per converso, remunerativo;

2) Sezione due : la nicchia di mercato e la concorrenza.

Il settore prima specificato (che raggruppa i produttori-distributori-venditori), corrisponde ad un mercato di riferimento (clientela); ad esempio entro il mercato dei motocicli, esiste la nicchia degli harleyisti – semplificando tantissimo, el’obiettivo di questa sezione è definire meglio alcuni parametri dei consumatori e dei concorrenti con cui ci si andrà a confrontare, quali:

a) chi sono i clienti tipo e quali sono i loro interessi, preferenze, potere d’acquisto ecc.. ;

b) com’è strutturata la concorrenza e quali sono i punti forti di ogni attore presente sul campo (prezzi migliori, qualità elevata, accessori in omaggio, garanzie e assicurazioni, brevetti ed esclusive ecc..);

c) quali sono i margini di guadagno prospettabili, le innovazioni più recenti e le tendenze del mercato in generale;

3) Sezione 3 : analisi finanziaria.

Il tasto dolente, quasi sempre. Qui bisogna essere onesti con se stessi, altrimenti si rischia di far conto su liquidità di cui non si dispone, finendo per mettersi nei guai. Detto fra noi, la maggior parte delle aziende condotte da imprenditori “vecchio stampo”, con poche basi di valutazione finanziaria, finiscono per sprecare un sacco di soldi (memori di un epoca in cui, beati loro, il sistema di debito-credito non era trave e cappio dell’imprenditore medio nostrano).

In questa sezione andranno valutati attentamente i flussi finanziari in entrata ed uscita per bilanciare pagamenti e riscossioni, evitando crisi di liquidità, definendo in modo prospettico (guardando quindi ad un momento preciso del futuro, mettiamo a sei mesi dall’avviamento) un ammontare di utili che porti al pareggio (il cosiddetto break even point).

In poche parole, un business plan è l’abc di chi vuole iniziare ad organizzarsi a dovere.

Visto e considerato quanto detto sopra, si dovrà valutare come posizionarsi in modo efficace nei mesi successivi all’avviamento, fissando date precise per determinati risultati attesi, ch poi andranno confrontati con quelli reali, in modo da capire dove correggere il tiro. In poche parole, si tratta di organizzarsi a dovere.

Questo tipo di valutazioni può essere fatto attraverso degli indicatori di prestazione opportunamente tarati rispetto al business in questione, ma questa è un’altra storia.

 

Hei tu! Allora, ti è piaciuto l’articolo? Hai altro aggiungere in proposito? Spunti, riflessioni, critiche, argomentazioni che ritieni interessanti? Se pensi di avere qualcosa da dire, condividi il tuo pensiero con me, sarò entusiasta di parlarne e discuterne apertamente!

 

 

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Alessandro Bergamin
Alessandro Bergamin
Project Manager e Ceo di VoglioClienti, un' azienda innovativa che si occupa di strategie web per aumentare i clienti e le vendite. Appassionato di e-commerce e marketing, negli ultimi anni ha creato e gestito numerosi negozi online oltre che business paralleli.